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Ragusa - Il museo di Camarina

La fattoria ottocentesca replica omega
L'edificio che ospita il Museo regionale di Camarina è una costruzione realizzata, verso la fine dell'Ottocento, trasformando un'antica masseria di cui sono ancora riscontrabili le tracce del vecchio palmento. Siamo nel punto più alto della collina di Camarina, tra i resti dell'antico tempio di Athena. II progetto dell'attuale allestimento museografico è opera degli architetti Franco Ceschi ed Edgardo Tonca che hanno dato seguito al piano di sistemazione elaborato da Paola Pelagatti, Giuseppe Voza e Giovanni di Stefano.
II Museo è diviso in padiglioni: I'archeologia subacquea, il padiglione delle anfore, il padiglione est e il padiglione ovest.

L'archeologia subacquea
II primo spazio espositivo, subito dopo I'ingresso, è dedicato all'archeologia subacquea.
E' qui presentata una rassegna completa dei risultati delle ricerche subacquee condotte nel corso dell'ultimo decennio nel mare di Camarina.
Sono esposti alcuni resti provenienti dal relitto "dell'elmo corinzio", di età arcaica (VI sec.a.C.): grandi anfore da trasporto, piccole kylikes ioniche, lucerne, un magnifico e raro elmo corinzio. Seguono materiali del relitto "dell'elmo attico-etrusco", una statuetta di Arpocrate e reperti di altri due relitti, "del mamertino" (ex-voto in bronzo, monete, pesi) e "delle lucerne" (gruppo di lucerne).
Appartiene al relitto "delle colonne" (III sec. d.C.) una preziosa e rara oggettistica in bronzo: un vaso porta profumi, un thermos sostenuto da zampe leonine, ecc...
Nella terza vetrina e esposto anche un gruzzolo di ben cinquemila monete in bronzo (antoniniani) provenienti dal relitto "dei sei imperatori".
Nell'ultima vetrina sono custoditi una serie di pesi campione premarcati del II sec. a.C. e i reperti in bronzo del relitto "di Afrodite" che, tra I'altro, trasportava gli oggetti per I'arredamento di un triclinio.

Padiglione delle anfore
Le anfore qui esposte, rinvenute nelle necropoli -soprattutto in contrada Rifriscolaro-, contenevano gli "enchytrismoi" (inumazioni funerarie dentro anfore). Sono presenti anche anfore laconiche, prodotte nelle isole greco-orientali, anfore etrusche e puniche.

Padiglione est
Nella prima sala sono presentati le caratteristiche del bacino geologico in cui ricade il territorio camarinese e gli aspetti più importanti delle varie vicende paleontologiche del territorio stesso.
Sono esposti vari strumenti litici (lame, punteruoli, bulini, punte di freccia) del periodo castellucciano dell'età del bronzo provenienti da alcuni villaggi costieri: Santa Croce Camerina, Passo Marinaro e Branco Grande.
Nella stessa sala, sono documentati alcuni interessanti aspetti dell'area poco prima dell'arrivo dei Greci e la penetrazione siracusana nella Sicilia sudorientale, fino alla fondazione di Camarina nel 598 a.C.

Sala di Camarina Arcaica
Sono esposti alcuni frammenti di ceramica corinzia di età arcaica rinvenuti durante gli scavi della città (Casa dell'Altare e Casa del I'Iscrizione). Si può ripercorrere la storia di Camarina funestata, verso la metà del VI sec. a.C., dal contrasto con la madrepatria Siracusa.

Necropoli Arcaica
Gli intensi scavi compiuti dall'Orsi dal 1896 al 1910 e le ultime ricerche sistematiche (scavi Pelagatti) hanno portato alla luce le necropoli camarinesi divise in: "Orientali" (Rifriscolaro-Dieci Salme, inizi-fine VI sec. a.C.; Piombo, V-III sec. a.C.); "Settentrionali" (Scoglitti, meta' VIN sec. a.C.); "Meridionali" (Passo Marinaro-Piombo, V-III sec.a.C.; Cozzo Campisi, V-III sec. a. C.; Randello, V-III sec. a. C.).
Nella sala sono esposti i corredi di alcune tombe: in particolare due pissidi, una coppa ionica, vari tipi di vasi, oggetti corinzi.
Sono anche ottimamente documentati i riti funerari (inumazione e incinerazione).
Nell'ultima vetrina sono sistemati corredi funerari di epoca arcaica (VI sec. a.C.) che comprendono numerosi vasi; esposto anche un cratere corinzio di colore bruno su cui sono raffigurati animali fantastici affrontati fra le anse.

Santuario di Persefone
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La sala è dedicata ai culti accertati di Camarina. In particolare è documentato il santuario di Demetra e Kore, o meglio di Persefone, scavato dall'Orsi nel 1896.
Sono esposti protomi, torsi di statuette sul trono (periodo ippocrateo) e la statuetta di un soggetto con un porcellino al petto.
Sulla parete lunga è collocata la parte superiore di un'arula (piccolo altare mobile) in terracotta di forma rettangolare decorata con la raffigurazione in rilievo di una Gorgone (VI-V sec. a.C.).

Tempio di Athena
L'ultima sala è dedicata al tempio di Athena. Qui sono visibili una parte del lato est (IV sec. a.C.), la rampa di accesso al pronao e le massicce strutture delle fondamenta. L'edificio è una cella "in antis" costruita in blocchi di calcarenite su un crepidoma a tre gradini. II tempio misura 39,75 metri per 15, e internamente diviso in tre spazi corrispondenti al pronao, alla cella e all'opistodomo. Sono esposti anche altri resti del tempio come un doccione a testa leonina e vari tipi di sime laterali.

Padiglione Ovest
E' qui ricostruita con grafici la storia urbanistica della nuova Camarina (inizi V sec. a. C.) che in età classica raggiunse la fase di maggiore notorietà : Pindaro ne canta I'alta selva di case nella V Olimpica.
Altri documenti riguardano I'Agorà, il più grande ed importante spazio pubblico della città, ubicata all'estremità sud-occidentale della collina, fra il tempio di Athena Poliade e il porto alla foce dell'Ippari.
Nei due pannelli successivi sono documentati la ricostruzione della città da parte di Timoleonte e le case tipo di questo periodo che, in genere, presentavano tre-quattro vani aperti su un cortile.
Sono presenti anche immagini e didascalie relative alle coniazioni di Camarina. La documentazione parte da Ippocrate di Gela; inizialmente le monete erano affini, per peso e tipo, a quelle di Gela, successivamente a quelle di Siracusa. Le effigi si ispiravano ai culti più importanti nella città (Athena, Demetra e Kore, la Ninfa Camarina, Zeus, il dio Hipparis).
Le emissioni si possono ordinare in quattro periodi:
I periodo, ca 492-485 a.C.;
II periodo, ca 461-440/435 a.C.;
III periodo, 425-405 a.C.;
IV periodo, IV sec. a.C. (una moneta d'argento e altre di bronzo con Pegaso e la testa di Athena).
La storia urbanistica di Camarina termina con la fase ellenistico-romana, presentata in due pannelli.
E' ormai certo che, dopo la distruzione del 258 a.C., alcuni quartieri (quelli occidentali) furono parzialmente ricostruiti.
Infine, è documentata la ricerca svolta nella Chora di Camarina. Didascalie, grafici e planimetrie illustrano i risultati delle scoperte. Particolarmente ricco il panorama della viabilità periferica città-necropoli-chora.
Nelle vetrine di questa sala sono esposti corredi funerari della necropoli di Camarina del V-IV sec. a.C. In particolare si segnalano un cratere a campana con una scena nuziale su fondo rosso (IV sec. a.C.) e alcuni vasi miniaturistici.
Dalla necropoli di Passo Marinaro proviene un buon numero di defissioni, o tabelle esacratorie, che venivano affidate ai defunti o alle divinità ctonie; esse sono incise su strisce di piombo di forma rettangolare, oppure su lamine a forma di foglia o di lingua.
Poco prima dell'uscita dal padiglione Ovest, è documentato il "porto-canale".
L'esistenza di un porto alla foce dell'Ippari è stata ormai accertata in varie occasioni.
Come già aveva notato I'Orsi, doveva trattarsi di un porto-canale come quelli esistenti alle foci del Gelas e del Terias di replica omega Leontinoi.
In una vetrina ad ante scorrevoli si trovano, infine, le tessere camarinesi scoperte nel tempio. Si tratta di strisce di piombo, rinvenute arrotolate, ognuna delle quali reca inciso il nome di un cittadino di Camarina, il nome del padre, il numero della tribiu d'appartenenza. In pratica vere e proprie tessere di riconoscimento.

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