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Il castello di Donnafugata

II Castello di Donnafugata dista da Ragusa circa 20 Km. ed è raggiungibile, mediante la provinciale, procedendo in direzione di Santa Croce Camerina e deviando a destra al bivio per la stazione ferroviaria di Donnafugata.
II castello, immerso fra i carrubi e circondato da un immenso parco, costituisce una delle mete turistiche più suggestive fake rolex della provincia.
Acquistato nel 1982 dall'Amministrazione Comunale di Ragusa, è un raro esempio di costruzione ragusana che risente del gusto ottocentesco tardo romantico.
Si presenta come una grande villa residenziale, preceduta da un ampio viale ai cui lati sono posti i magazzini, le stalle e le dimore dei contadini che vivevano alle dipendenze del barone. Su uno dei lati sono stati ricavati i ristoranti II Gattopardo (tel. 0932619313), dove si gustano ottimi cavati "al Gattopardo" gratinati al forno e le focacce tipiche ragusane e II Castello (tel. 0932619260) che prepara piatti tipici per i sempre più numerosi visitatori.
La storia di questo castello inizia fra X e XI sec. ad opera degli Arabi che costruirono un piccolo nucleo di abitazioni nelle vicinanze di una fonte di acqua fresca che denominarono Ayn As Jafat (Fonte della Salute). Successivamente, nel dialetto locale, il nome divenne "Ronnafuata" da cui I'attuale "Donnafugata".
L'edificio, sottoposto a trasformazioni ed aggiunte fino al 1960, deve il suo aspetto fondamentalmente a Corrado Arezzo de Spuches, barone di Donnafugata e personaggio di primo piano nella vita politica del XIX secolo.
La parte più antica di tutto il complesso è sicuramente la massiccia torre quadrata che risale al XVII secolo e che si trova nella parte centrale del corpo di fabbrica. Ma il castello non ha uno stile ben definito tanto che la loggetta in stile goticoveneziano (realizzata agli inizi di questo secolo da Clara Lestrade) è affiancata dalle loggette di gusto tardo-rinascimentale. La facciata principale, sulla quale vi è una grande terrazza, ha un modesto ingresso.
Ai lati dell'edificio si ergono due torrioni circolari con strette scalette di accesso. La terrazza conduce alla grande torre e, attraverso un'ampia e sontuosa scalinata, al parco. Nella parte superiore della scala vi sono due grandi sfingi, in quella inferiore due leoni. AI centro della facciata, tra la loggetta in stile gotico-veneziano e la terrazza, sono incastonati cinque stemmi di case nobiliari fra i quali quello degli Arezzo recante quattro ricci (i rizzi).
Sotto la loggetta si aprono porte a sesto acuto, arricchite da figure femminili alternate a sculture che ricordano motivi del bestiario romanico.
Oltre il portone d'ingresso, sulla sinistra si trovano dei magazzini e sulla destra una cappella (da pochi anni sede della parrocchia di Sant'Antonio Abate).
II semplice ambiente della cappella, con le volte a botte e la luce soffusa, crea un senso di mistica serenità. Nel vasto cortile si aprono quattro archi di ingresso, un gran numero di porte, balconi e finestre.
All'ingresso iniziano le rampe di scale in pietra pece adornate da panche, vasi e statue. Le stanze del castello sono 122 ma le più interessanti per gli arredi sono quelle del primo piano. La visita guidata inizia dal grande salone degli stemmi o delle armature alle cui pareti la carta da parati reca dipinti gli stemmi nobiliari delle più importanti famiglie siciliane.
Ai lati della porta d'ingresso sono poste due armature del XVII secolo; I'arredamento è completato da mobili intagliati, cassapanche con fregi gentilizi, quadri e piccoli divani.
Prima di iniziare la lunga serie di corridoi che conducono alle altre stanze, sulla destra si apre un balcone d'inverno, chiuso da vetrate che danno sul parco. La stanza successiva è il salottino del barone che contiene una grande specchiera con cornice dorata, vari mobili e alcuni ritratti di famiglia.
Si accede, quindi, al salone degli specchi le cui pareti sono rivestite da 17 specchi e stucchi dorati che rendono più sfarzoso e suggestivo questo ambiente di rappresentanza.
L'arredamento, anche se non in ottimo stato di conservazione, da un'idea di come doveva essere una casa signorile dell'epoca.
II corridoio termina nella sala del biliardo dove si conserva ancora il tavolo al centro della stanza.
La sala è arricchita da carte da parati con paesaggi siciliani e graziosi tendaggi dagli effetti scenografici. In particolare, sul soffitto, si può immaginare una finestra aperta nel cielo. Questa sala introduce agli appartamenti del Vescovo, che comprendono un'anticamera e I'appartamento vero e proprio, dove il vescovo veniva spesso ospitato. Un tempo, le sale erano ricche di mobili intagliati e intarsiati in stile Boulle, fra i più preziosi di tutto il castello.
Ritornati nella sala del biliardo, si accede alla pinacoteca, un piccolo ambiente dove sono esposti alcuni quadri in stile neoclassico, attribuiti a Luca Giordano, che rappresentano scene mitologiche e sacre.
Da questa stanza inizia una serie di cinque ambienti riservati un tempo agli ospiti, con camere da letto e un salottino di disimpegno.
Risulta di notevole effetto scenografico osservare la fuga delle camere quando le porte allineate sono tutte aperte. I tendaggi e la luce che entra dalle finestre e si diffonde come una lama negli ambienti e sui pavimenti in pietra pece rendono la visione ancora più suggestiva. Proseguendo si giunge alla stanza della musica, cosi detta perchè vi sono conservati tre pianoforti meccanici a cilindro rotante e un pianoforte verticale.
La grande sala è una delle più belle di tutto il castello, ricca di divani e poltrone disposti a gruppi per la conversazione e l'ascolto della musica. Questa è l'unica sala ad avere le pareti affrescate. Tra una colonna e l'altra sono raffigurati paesaggi, che danno la Rolex Replica sensazione di trovarsi davanti a grandi finestre, che culminano in alto in una bellissima cornice.
Da questa sala si passa in un piccolo appartamentino nel quale, secondo una credenza popolare, fu rinchiusa la regina Bianca di Navarra, dopo essere stata rapita dal conte Bernardo Cabrera. In una romantica alcova, nascosta da una grande tenda, oltre a pochi mobili si trovano un lettino e una stanza da bagno con una vasca e uno scaldacqua a legna dell'800.
Superata la sala della musica, si accede al salotto delle signore, utilizzato per le conversazioni. La sala presenta, oltre alla solita carta da parati e alle belle tende, due grandi specchiere, un caminetto e un mobiletto intarsiato di notevole fattura. Al centro vi è uno dei lampadari più preziosi di tutta la residenza, interamente realizzato in vetro di Murano policromo, che ben si intona all'arredamento e all'ambiente prettamente femminile.
Successivamente si apre il salotto dei fumatori, stanza riservata agli uomini per conversare e fumare. La tappezzeria e la carta da parati riproducono una serie di pipe e un contenitore di sigari. L'ultimo ambiente è la sala di attesa, vasta e arredata con pochi mobili. L'arredamento è costituito da una grande specchiera con consolle in stile neoclassico con comici dipinte in oro e un ricchissimo fregio. Anche i vasi posti sulla consolle sono di buona fattura. Alle pareti vi sono diversi quadri che riproducono il barone Arezzo, Santa Cecilia e un gentiluomo del `700.
In questo modo si conclude il giro abituale che le guide fanno compiere ma presso la sala degli stemmi si apre un altro ingresso che immette negli appartamenti in cui dimoravano, fino ad alcuni decenni fa, gli eredi del barone Arezzo. Sono ambienti arredati con mobili dell'inizio del secolo. Anche in questa ala del castello si trovano delle sale per ospiti con tutti i comforts.
Molto raccolta e luminosa è la stanza da letto, realizzata in forma ovale ed arredata secondo i canoni dell'epoca.
La biblioteca, che contiene oltre 4000 volumi alcuni dei quali di grande valore, purtroppo non è aperta al pubblico.
Dopo aver visitato gli ambienti interni, è piacevole fare un giro per I'immenso parco. Gli imponenti ficus offrono, nei caldi mesi estivi, un fresco riparo alla forte calura.
Grazie ad una speciale autorizzazione, le foglie di questi ficus potevano essere spedite come cartoline postali. Alla fine del lungo viale di bossi si staglia una costruzione in stile neoclassico, denominata coffehouse, dove il barone al mattino soleva fare colazione. In tutto il parco si trovano lavoratissimi vasi di terracotta di Caltagirone con piante esotiche e, nei luoghi più raccolti e romantici, sedili in pietra la cui sagoma richiama morbidi cuscini.
Nella zona centrale del parco sono state ricavate alcune grotte artificiali adornate di stalattiti sospese alla volta. Sopra il piccolo poggio vi è una cupoletta in stile classico e con il firmamento affrescato nella volta. Per lo svago degli ospiti e dei bambini era stato costruito un labirinto al cui ingresso era posto un burbero quanto impotente soldato borbonico con fucile: quasi ad ammonire che dal posto è difficile uscire.
Nei pressi del labirinto vi è una piccola cappella dove un tempo, quando si salivano i gradini, si metteva in funzione un congegno che apriva una rolex replica porta da cui usciva un finto monaco barbuto che veniva incontro allo spaventato visitatore: "Uno scherzo da frate".

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